Occhi che guardano…

La notte della Vigilia Pasquale, rompendo il buio della morte, risplende la luce di Cristo Risorto: Colui che abbiamo visto trasfigurato sulla croce, la cui carne macellata non aveva aspetto umano… eccolo risplendente, vincitore della morte, autore della Vita: l’Uomo libero, Dio Salvatore!

È l’amicizia con Gesù, il Risorto, che ci dà la possibilità di guardare la vita e la realtà con occhi nuovi. Ecco perché è importante curare l’amicizia con il Signore, perché solo un cuore abitato dal Signore rende gli occhi capace di vedere in profondità: vedere oltre le apparenze, vedere altro che l’immediato…

Già Papa Francesco, voce profetica dei nostri giorni, in un’intervista diretta da monsignor Dario Viganò in occasione della pubblicazione del libro: “Lo sguardo: porta del cuore”, ci diceva sulla necessità di avere un nuovo sguardo dopo la pandemia: «Quanta necessità abbiamo oggi d’imparare a guardare! La difficile situazione che stiamo vivendo, segnata a fondo dalla pandemia, genera preoccupazione, paura, sconforto: per questo servono occhi capaci di fendere il buio della notte, di alzare lo sguardo oltre il muro per scrutare l’orizzonte. Oggi è tanto importante una catechesi dello sguardo, una pedagogia per i nostri occhi spesso incapaci di contemplare in mezzo all’oscurità la “grande luce” (Is 9,1) che Gesù viene a portare….».

Sguardi prefabbricati - La Stampa

Guardare non è vedere, ripete Papa Francesco. «Vedere è un atto che si compie solo con gli occhi, per guardare occorrono gli occhi e il cuore. La capacità di acquisire uno sguardo che sa mettere in relazione è, dunque, la chiave per una comunicazione autentica e lo è tanto più in questa stagione difficile della pandemia, in cui il contatto virtuale predomina spesso sul contatto reale».

Infatti, la pandemia ci ha chiuso un po’ in noi stessi … ci ha fatto ripiegare sui nostri angoli angusti; veramente una delle fatiche più grandi non è la ripresa economica, come si è tanto detto, ma la ripresa delle relazioni, e i più colpiti sono i giovani, gli adolescenti e i bambini. Ecco perché Papa Francesco ci esorta tanto ad aiutarci a sviluppare una cultura umanistica, a frequentare la scuola del Vangelo per essere capaci di acquisire lo sguardo di Gesù sulla nostra vita, sulla nostra storia, sulla realtà che ci tocca.

Tutti noi siamo rimasti increduli davanti alla guerra in Ucraina… stupiti dalla brutalità della quale siamo ancora capaci… Ma non è forse questa l’ultima tappa di un modo di vedere l’altro nel nostro quotidiano? Le brutalità dentro le famiglie, le brutalità tra gli adolescenti e giovani, le brutalità tra gli immigranti, i profughi, le grandi divisioni causate dal razzismo così radicato nel nostro cuore…

Quanto abbiamo bisogno di imparare, di frequentare la scuola del Signore! San Francesco ci insegna ancora una volta che un cuore curato, e quindi guarito, è capace di compiere i miracoli che tutti aspettiamo: il miracolo della pace, della fraternità.

BRIGANTE LUPO VIENE CONVERTITO DA SAN FRANCESCO

Tra tanti episodi della vita di Francesco, il fratello universale, la Legenda Perugina ci racconta l’episodio di quei ladroni al Borgo San Sepolcro che venivano ogni tanto chiedere il pane ai frati dell’eremo … e loro, come noi, si ponevano la questione: «Non è bene dare l’elemosina a costoro, che sono dei ladroni e fanno tanto male alla gente». Altri, considerando che i briganti venivano a elemosinare umilmente, sospinti da grave necessità, davano loro qualche volta del pane, sempre esortandoli a cambiar vita e fare penitenza. Ed ecco giungere in quell’eremo Francesco. I frati gli esposero il loro dilemma: dovevano oppure no donare il pane a quei malviventi?

La risposta di Francesco è già una lezione che manifesta la profondità del cuore dove tutti trovano la propria essenza perché guardati tutti con gli stessi occhi di Dio: «Andate, acquistate del buon pane e del buon vino, portate le provviste ai briganti nella selva dove stanno rintanati, e gridate: ‘Fratelli ladroni, venite da noi! Siamo i frati, e vi portiamo del buon pane e del buon vino’. Stendete una tovaglia per terra, disponete sopra i pani e il vino, e serviteli con rispetto e buon umore. Finito che abbiano di mangiare, proporrete loro le parole del Signore. Chiuderete l’esortazione chiedendo loro per amore di Dio, un primo piacere, e cioè che vi promettano di non percuotere o comunque maltrattare le persone. E il giorno successivo tornate da loro e, aggiungete al pane e al vino delle uova e del cacio e serviteli. Dopo il pasto direte: ‘Perché starvene qui tutto il giorno, a morire di fame e a patire stenti, a ordire tanti danni nell’intenzione e nel fatto, a causa dei quali rischiate la perdizione dell’anima, se non vi ravvedete? Meglio è servire il Signore, e Lui in questa vita vi provvederà del necessario e alla fine salverà le vostre anime’ (cfr. FF:1646). Sappiamo tutti che i ladri si sono convertiti e alcuni sono anche entrati nell’Ordine.

Ecco che ci vuole coraggio per lasciarci curare il cuore e vivere da risuscitati… capaci di atti nuovi, per aprire il passaggio del Risorto che vieni incontro ad ogni fratello e sorella, chiunque sia.

Suor Maria Aparecida da Silva
Piccole Missionarie Eucaristiche di Atripalda

1 commento

  1. Riflessioni profonde e semplici nella loro ovvietà cristianamente intesa…saremo noi capaci di seguire le orme di Francesco? Impegniamoci e ce la faremo…

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